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Lentisco (Pistacia lentiscus)

Lentisco
Categoria: Flora
Nazione: Italia
Comune: Andrano
Località: Torre del Sasso, Acquaviva, Terramare, Via Appia
PHYLUM SPERMATOPHYTA
CLASSE MAGNOLIOPSIDE (DICOTILEDONI)
ORDINE SAPINDALES
FAMIGLIA ANACARDIACEAE
GENERE Pistacia
SPECIE Pistacia lentiscus
AUTORE Linneo
NOME COMUNE Lentisco
Ambiente: Macchie e garighe, margini e radure delle leccete
Rilevatore: Nuzzo Paride (Coop. Ulisside, C.E.A. di Andrano)
Data osservazione: 05/06/2007

Morfologia: È una pianta arbustiva, sempreverde,3-4 m di altezza, corteccia grigio-cinerina, legno roseo, dalla fitta ramificazione di forma globosa con foglie coriaceae alterne e dall'odore penetrante. Fiori riuniti a pannocchia. I frutti (drupe) sono dapprima di colore rosso scuro poi nero a maturità, molto ricercati da alcune specie di uccelli.

Inquadramento: Presente in forma di esemplari arborei, pianta eliofila, termofila e xerofila teme le gelate. Uno degli arbusti più diffusi e rappresentativi della macchia mediterranea; nella gariga, nei pascoli cespugliati e nelle aree più degradate della macchia si trova spesso in associazione con l'olivastro e il mirto e l'ilatro.

Distribuzione: Diffuso in tutto il Bacino del Mediterraneo, fino ai 600 m. La zona fitoclimatica di vegetazione è il Lauretum. In Italia è diffuso in Liguria, nella penisola e nelle isole. Sul versante adriatico non si spinge oltre Ancona (verso nord).

Ciclo: Pianta sempreverde, fiorisce tra marzo e aprile con suggestive cime rossatre; la fruttificazione è tipicamente autunnale.

Note: Al lentisco vengono riconosciute proprietà pedogenetiche ed è considerata una specie miglioratrice nel terreno. Specie importante, dal punto ecologico, per il recupero ed il ripristino di aree degradate.
In passato ha avuto una larga utilizzazione per molteplici scopi: il legname veniva usato per produrre carbone vegetale e ancora oggi è apprezzato per alimentare i forni a legna delle pizzerie; le foglie, ricche di tannini, venivano usate per la concia delle pelli; la resina, detta mastice di Chio,veniva usata come gomma da masticare anche per la sua azione benefica sul cavo orale (rassodante delle gengive e purificante dell'alito); i frutti venivano sottoposti a bollitura e a spremitura per estrarre un olio impiegato come combustibile per l'illuminazione e come succedaneo dell'olio d'oliva per l'alimentazione.

Bibliografia: Marchiori S., Medagli P. e Ruggiero L., Guida Botanica del Salento, Mario Congedo Editore, Galatina (Le), 1998.

Pignatti S., Flora d'Italia, ed agricole, Bologna 1982.

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