Tipologia
storico - rurale
Comune
Santa Cesarea Terme (LE)
Tempo di percorrenza
3h a piedi, 1.15 h in mountain - bike
Lunghezza
5 km
Mezzi consigliati
mountain-bike, a piedi, a cavallo
Difficolt�
Escursionistico (E)
Consigli
portare con s� riserve d�acqua, scarpe da ginnastica, biciclette di tipo mountain - bike
Periodo migliore
tutto l'anno; nel periodo primaverile-estivo approfittare delle ore più fresche
Attivit�
ciclo-trekking, fotografia, approfondimento culturale
L’itinerario costiero che da Otranto procede in direzione del Capo Iapigio (Leuca), è noto dalle fonti storiche (Plinio, N. H., III, 101; Strabo, VI, 3, 5) come Via Salentina, naturale “prolungamento” della Via Traiana-Calabra da Brindisi a Otranto (la Via Traiana era stata costruita e finanziata interamente dall’omonimo imperatore, che l’aveva proclamata via publica nel 109 d.C., (e si dipartiva da Benevento per giungere a Brindisi).L’itinerario nella sua interezza toccava i maggiori centri costieri del litorale salentino: da Otranto si raggiungevano, in ordine geografico, le città di Castro, Vereto (noto come promontorio iapigio), e ancora, risalendo verso NO, Ugento, Alezio, Nereto, Manduria, ed infine, Taranto. Nello specifico, relativamente alla porzione di territorio compresa tra Porto Badisco e Cerfignano, sono particolarmente suggestive le tracce visibili e percorribili ancora oggi di un percorso stradale di sicura frequentazione medievale e, verosimilmente, attribuibili a fasi ben più antiche, come dimostrerebbe il rinvenimento di numerosi frammenti di ceramica di età romana (da quella repubblicana sino a quella imperiale) nei territori limitrofi alla Masseria Consalvi, ubicata in loc. Macchia Lo Bianco a 90-100 m s.l.m. L’antico percorso stradale è ravvisabile dalla presenza di un selciato in parte acciottolato che si conserva in maniera nettamente regolare sulla direttrice EO Minervino di Lecce - Porto Badisco (oltre l’incrocio lastricato con la direttrice NS Cerfignano - Uggiano La Chiesa), lungo la quale si segnala, inoltre, la significativa presenza di ulteriori evidenze archeologiche: il menhir Malcantone, la cappella della Madonna della Serra. A sud di questo asse viario per Porto Badisco, continua ad essere visibile un doppio percorso di vie parallele, di cui quella pertinente alla strada provinciale presenta un selciato asfaltato, mentre l’asse secondario conserva un lastricato in parte integro. L’importanza di entrambe le direttrici è garantita, altresì, dall’esistenza di un grande insediamento rupestre, ravvisabile nelle numerose cavità del costone roccioso (pozzi, canali di scolo, grotticelle impiegate come depositi per gli attrezzi). I due assi stradali, infine, confluiscono nell’incrocio significativamente segnalato da una cappella, quella di Santa Loia.
Durante tutto il percorso si notano le coltivazioni agrarie tipiche del posto. Il paesaggio rurale con i suoi colori, geometrie e sistemazioni offre habitat meritevoli di attenzione. I costanti muretti a secco, i terrazzamenti e i paiari sono degli ottimi compagni di viaggio.
La vegetazione agraria è dominata da oliveti secolari ma anche in giovane età; le coltivazioni erbacee sono rappresentate da specie annuali come le graminacee e le ortive.
La vegetazione spontanea attuale presenta caratteristiche di una certa naturalità solo in lembi relitti ove non è possibile la coltivazione del terreno, sia per l’elevata presenza di affioramenti rocciosi sia per la disposizione della vegetazione in corrispondenza di anfratti non raggiungibili dai mezzi agricoli. Il pascolo, gli incendi, l’agricoltura e la polverizzazione della proprietà privata hanno provocato la frammentazione e il degrado degli ecosistemi.
Le specie arboree più rappresentate sono, il pino d’Aleppo (Pinus halepensis), il leccio (Quercus ilex) e la quercia spinosa (Quercus calliprino).
La vista a mare è sicuramente una delle più suggestive. L’alta quota raggiunta a pochi metri dal mare (90/100 m s.l.m.) permette una vista ampia che va dalla punta della Palascìa alle zone costiere di Tricase, nelle giornate particolarmente nitide si possono ammirare anche le catene montuose dell’Albania. Buon punto di osservazione per notare il sistema di difesa del territorio fatto da antiche torri costiere di avvistamento risalenti alla seconda metà del XVI secolo.
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