Tipologia
itinerario naturalistico
Comune
Diso(LE)
Tempo di percorrenza
2,5 h
Lunghezza
2,5 km
Mezzi consigliati
a piedi
Difficoltà
Escursionistico (E)
Consigli
portare con sé riserve d’acqua e scarponcini comodi
Periodo migliore
marzo-maggio; settembre-ottobre
Attività
trekking, fotografia, approfondimento culturale
Il Canalone dell’Acquaviva è uno dei siti di maggiore interesse naturalistico e paesaggistico della fascia costiera orientale del Salento. E’ infatti una delle rare oasi verdi, attraversate dalla strada litoranea, lungo una costa che, dove non arrivano gli olivi, è molto avara di nuclei arborei. La morfologia dell’area rispecchia quella di altri canali che testimoniano l’azione erosiva dell’acqua nel suo percorso verso il mare. Il fondo di questa scissura può essere stato infatti, il letto di un antico torrente che oggi, sprofondato negli strati sottostanti del suolo, alimenta la falda di acqua da cui prendono origine le polle sorgive osservabili lungo la battigia dell’insenatura Acquaviva. Entrambi i versanti del canalone sono interessati da una folta vegetazione di macchia in cui si inseriscono elementi di rimboschimento quali il pino d’Aleppo. Il grado si biodiversità vegetale del sito è elevato anche per la piantumazione di nuove specie nella parte terminale dello stesso dove i versanti sono stati terrazzati per consentirne un utilizzo ricreativo dell’area. L’intervento dell’uomo è segnalato oltre che dalla presenza di piante introdotte in opere di rimboschimenti come il pino d’Aleppo e l’eucalipto, anche da specie portate in Italia nel tentativo di diffondere la bachicoltura come il gelso e l’ailanto. Le specie della macchia, molto fitta in alcuni punti, sono rappresentate invece da entità autoctone come il mirto, il lentisco, l’ilatro, l’alloro, il corbezzolo, il terebinto, caratterizzate da foglie coriacee e lucide, ben adattate a condizioni di aridità e forte insolazione estiva. Il leccio, che è sicuramente l’albero più diffuso, è accompagnato da altre querce come la quercia spinosa, la quercia di Dalechamp e la quercia vallonea. Un vecchio carrubo schiacciato a bandiera si impone a guardiano del Canalone nella sua parte centrale sul ponticello di passaggio della strada litoranea. L’ultimo tratto del Canalone, stretti nella morsa delle rupi, si apre alla bellezza di un anfiteatro naturale dove i due costoni rocciosi fanno da cornice ad una lingua d’acqua che anche nel pieno dell’estate fa venire brividi di freddo; i molti bagnanti, che affollano la piccola spiaggia ciottolosa dell’“Acquaviva”, lo sanno ed entrati in acqua provano l’ebbrezza di una doccia scozzese.
Una fitta serie di piccoli terreni terrazzati, pajare, labirinti di pietra a secco, si intrecciano comprendendo nella loro maglia olivi secolari, pini d’aleppo piegati dal vento e, soprattutto, specie spontanee che trovano negli anfratti dei muretti, il loro ultimo rifugio. Il sentiero rupestre porta ad un bellissimo “ncurtaturo” dai muri monumentali a difesa di pochi alberi di olivo. Una scaletta di accesso all’interno è un capolavoro di architettura rupestre meritevole di ammirazione. Le specie che spuntano dai muretti sono quelle degli strati bassi e più ombrosi della macchia e della gariga come il te siciliano, il camedrio giallo e l’asparago. Attraversato un minuscolo nucleo di pini d’Aleppo il sentiero si inoltra ancora negli oliveti terrazzati prima di chiudersi su di una strada asfaltata; percorsa questa per pochi metri, si accede sulla destra ad un secondo sentiero. Si attraversa, così un costone a monte del Canalone, in cui alcune pajare condividono lo spazio con nuclei di macchia a quercia spinosa sempre più ridotti dai continui incendi estivi.
Le emergenze botaniche di maggiore rilievo in quest’area sono rinvenibili all’interno del Canalone e sulle rocce calcaree dei costoni alti che definiscono l’insenatura Acquaviva. Nella parte terminale, osservando le rocce calcaree del canalone, possiamo ammirare la flora più interessante del sito: la flora rupicola. Alcune delle specie vegetali osservabili sulle rocce dell’Acquaviva sono talmente importanti da essere state segnalate tra le specie meritevoli di particolari azioni di tutela e quindi inserite nel “Libro Rosso delle Piante d’Italia”; tra queste troviamo la bellissima campanula pugliese, l’alisso di Leuca, la scrofularia lucida e il kummel di Grecia. L’alisso di Leuca, in particolare, all’inizio della primavera, colora di un bel giallo sgargiante, tutta l’insenatura “Acquaviva Nuclei di macchia mediterranea si alternano a piccolissimi oliveti alcuni dei quali ormai in abbandono. Qui la macchia è dominata dagli arbusti di quercia spinosa che non riesce mai a raggiungere dimensioni arboree anche a causa dei continui incendi. Nell’area attrezzata di sosta e ristoro del Canalone sono infine presenti belli e vetusti esemplari di Lentisco che esprimo nel diametro notevole del loro tronco tutta la loro longevità e resistenza. Nel litorale roccioso i depositi di sedimento, tra le fratture di queste rocce, accolgono specie vegetali particolari quali: Limonio virgato, Finocchio di mare, Salicornia fruticosa, Cappero. E’ la cosiddetta vegetazione pioniera degli anfratti rocciosi vicinissimi al mare. Si tratta di specie alo-rupicole, piante adattate a condizioni estreme di substrato vivendo spesso in invisibili crepe nella roccia e soprattutto di salinità, quasi sempre superiore a quella dell’acqua di mare.
Siamo di fronte ad un litorale roccioso di calcare compatto (Calcari di Castro). A monte di questa area rocciosa una linea quasi ininterrotta di muretti a secco sostiene i piccoli terrazzamenti che, nonostante l’intensa urbanizzazione degli anni passati, ospitano ancora colture tradizionali della zona come l’Olivo, il Fico e la Vite.
L’insenatura “Acquaviva” è uno dei siti di particolare suggestione per l’effetto prodotto dalle freddissime polle sorgive che si intravedono proprio a livello della battigia. Fuori dalla calca della balneazione estiva l’acqua è fredda e limpidissima; piccole grotte ed anfratti tra le rocce calcaree lungo gli alti costoni offrono un paesaggio di grande valore paesaggistico.
Un percorso supplementare ci permette uno sguardo dall’alto a questo tratto di costa e anche a parte del sentiero percorso. Sempre dalla Villa Comunale del Paese di Marittima si può seguire la segnaletica turistica che indica Torre Lupo a circa 1,5 km da questo puntio. Si può andare in bici fino alla torre altrimenti si arriva con la macchina fino all’apiario “Torre Lupo” e da qui si prosegue a piedi per circa quattrocento metri fino alla fine della strada che si chiude direttamente nel sito panoramico e suggetivoi in cui si erge la torre dal caratteristico foro in alto. Qui il colpo d’occhio è davvero ampio potendo apprezzare un paesaggio costiero che da Castro a Tricase si estende per circa 15 km. Paesaggio rurale è dominato da affioramenti di rocce bianche calcaree, da piccoli appezzamenti di terreno delimitati dai tipici muretti a secco e dalla presenza delle caseddhre e pajare contadine immerse in un contesto vegetale di Olivi, Carrubo e Perastri. La torre domina un altopiano di falesie che piombano a picco su piccoli terrazzamenti di terreno. A livello della torre si estendono invece gli antichi pascoli caratterizzati dalle specie degli ambienti aridi e frequentemente soggetti agli incendi come Scilla marina, Stipa, Verbasco, Barboncino mediterraneo. La torre invece ospita sulle sue pareti specie rupicole rare e di interessanti fitogeografico quali il Kummel di Grecia, il Cappero, la Scrofularia lucida e la Campanula Pugliese. Se interessati alle tematiche dell’apicoltura biologica, vi consigliamo, al ritorno, un sosta all’Apiario “Torre Lupo”, stazione didattica del Centro di Educazione Ambientale. Qui, la saggezza dell’apicolture e l’atmosfera che egli ha saputo costruire intorno alla sua dimora e a quella delle sue api, sono elementi sufficienti a farvi sentire il viaggio un vero percorso di conoscenza.
Tutte le indicazioni relative a Per.Na.Tur - info@pernatur.org
Realizzato da ClioCom - Clio S.r.l. Lecce